Il concetto di “Open Source”

Precisiamo subito che “Open Source” non è sinonimo di “gratuito”, tuttavia tra le prerogative della maggiorparte dei programmi open source vi è quella di poterli scaricare gratuitamente e utilizzare liberamente, eventuali limitazioni riguardano in genere l’utilizzo per uso commerciale e sono stabilite dai termini di licenza consultabili nei siti ufficiali di riferimento di ogni software.

L’espressione “Open Source” letteralmente significa “Sorgente Aperto” e si riferisce al codice con il quale un software viene scritto. Ogni programma che viene eseguito su un computer non è altro che un insieme di istruzioni e comandi espressi sotto forma di codici, ovvero simboli alfanumerici e caratteri speciali, sono proprio queste informazioni codificate a far funzionare in un certo modo un’applicazione, o meglio: il codice è il programma stesso.

Un programma open source ha la peculiarità di poter essere utilizzato liberamente, chiunque può scaricarlo da internet, fruirne e addirittura modificarne il codice. Lo sviluppo e la distribuzione di softwares con codice sorgente aperto ha conseguentemente favorito la nascita e la diffusione di piattaforme applicative sempre più potenti e flessibili. Infatti, grazie alla contemporanea evoluzione di internet, intere comunità di sviluppatori in tutto il mondo (spesso indipendenti e guidati da pura passione per la programmazione informatica) hanno avuto accesso ai codici di scrittura di varie applicazioni apportando modifiche e miglioramenti. E’ esattamente in questo modo che venne concepito e in seguito notevolmente sviluppato un sistema operativo potente come Linux.

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Spesso si commette l’errore di associare il concetto di open source a quello di software gratuito, in realtà la libertà di disporre di un codice sorgente aperto non implica necessariamente che questo non abbia una licenza che ne attesti la proprietà intellettuale e/o che non debba avere un costo e generare profitti e ricchezze economiche, anzi. Un esempio emblematico recente è il successo conseguito dal sistema operativo per dispositivi mobili Android, nato in ambiente Linux, sviluppato come progetto open source e divenuto più stabile, potente e flessibile rispetto ai sistemi operativi suoi concorrenti proprio grazie al fatto di essere aperto, tant’è che le sue funzionalità e i suoi strumenti hanno avuto un ampliamento esponenziale grazie all’integrazione delle “app” sviluppate da programmatori indipendenti (spesso molto giovani) che ne hanno moltiplicato le potenzialità applicative in maniera vertiginosa. Non è un caso se il colosso Google abbia concentrato il suo enorme giro di affari sul software libero, compreso il suo fiore all’occhiello: Android, appunto.

Il significato di open source è quindi da ricercare nella filosofia che ne ha propiziato l’inizio, una filosofia che pone al centro la collettività e il sapere condiviso. I suoi fautori intendevano liberare la conoscenza mediante la circolazione della cultura digitalizzata, resa accessibile attraverso un computer. L’ascesa inarrestabile di internet ha dunque avuto un ruolo determinante nel processo di emancipazione e condivisione del sapere.

Alcuni esempi di programmi distribuiti con licenza open source dimostrano come il libero scambio di idee, informazioni, codici abbia notevolmente arricchito e migliorato le potenzialità applicative, l’informazione collettiva e la fruizione della cultura attraverso la rete.

Oltre a Google, anche la Microsoft ha nel tempo capito l’enorme potenzialità di profitto derivante dall’open source (cosa impensabile appena pochi anni fa), avviando progetti come Joomla, nato dopo WordPress e divenuto assieme a quest’ultimo il CMS (Content Mangement System) più diffuso. Essendo entrambe molto potenti e flessibili, queste due applicazioni web registrano una crescita costante, che genera intorno al loro sviluppo libero attività dirette, indirette e/o complementari, alimentando il mercato e il business.

Distribuire il codice sorgente liberamente significa aprire le porte a intere comunità di programmatori e sviluppatori in tutto il mondo, capaci di ampliare e quindi migliorare le funzionalità di un qualsiasi programma. La filosofia che ha propiziato la nascita del concetto di open source è quella del libero scambio della conoscenza e della condivisone del sapere, è un modo differente di intendere i processi della globalizzazione, che pone al centro il benessere collettivo e la crescita comunitaria, discostandosi dalla logica del capitale, seppur, ineluttabilmente, implementandola.

Principi base dell’open source:

  1. Libertà di redistribuzione (sta poi al singolo decidere se farlo gratuitamente o se far pagare il prodotto);
  2. Libertà di consultare il codice sorgente;
  3. Necessità di approvazione per i prodotti derivati;
  4. Integrità del codice sorgente dell’autore;
  5. Nessuna discriminazione verso singoli o gruppi di persone;
  6. Nessuna discriminazione verso i settori di applicazione;
  7. La licenza deve essere distribuibile;
  8. La licenza non può essere specifica per un prodotto;
  9. La licenza non può contaminare altri software;
  10. La licenza deve essere tecnologicamente neutrale;

 

Approfondimenti

Differenza tra software libero e open source [wikipedia]

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